3–4 minuti

to read

Credevi che la 2FA ti Proteggesse? Dopo Questo Cambierai Idea

L’autenticazione a due fattori (2FA) tramite codice monouso (OTP, “one-time password”) è oggi considerata una protezione efficace contro phishing, furto di credenziali, social engineering e accessi non autorizzati. Effettivamente, richiedere un codice aggiuntivo all’inserimento di password dovrebbe aggiungere un ulteriore livello di sicurezza. Tuttavia, non sempre rappresenta una garanzia assoluta. Anche con la 2FA attiva, un account può risultare vulnerabile — in particolare a un attacco ben orchestrato tramite “bot OTP”.

Come funzionano i bot OTP

I bot OTP sono software automatizzati utilizzati dai truffatori per aggirare la 2FA tramite ingegneria sociale. Ecco in cosa consiste il meccanismo, passo per passo:

  1. L’attaccante ottiene le credenziali di login della vittima (username e password).
  2. Tenta di accedere all’account protetto da 2FA, che richiede un OTP.
  3. Nel frattempo la vittima riceve via SMS, email o notifiche il codice OTP sul proprio telefono.
  4. Il bot OTP contatta la vittima — ad esempio con una telefonata — fingendosi un ente legittimo (banca, servizio, ecc.), e chiede di “confermare” il codice.
  5. Se la vittima inserisce il codice, il bot lo inoltra all’attaccante, che ottiene così pieno accesso all’account.

Spesso questi strumenti offrono anche funzionalità di “spoofing” (cioè modificare il numero o l’identità mostrata dalla chiamata), linguaggi multipli, voci generate via intelligenza artificiale, rendendo l’inganno più credibile.

Non basta un OTP: il ruolo delle credenziali e delle informazioni personali

I bot da soli non sono sufficienti per una violazione completa: per avere successo, l’attaccante deve già disporre di informazioni personali della vittima — almeno le credenziali di accesso e il numero di telefono. Spesso però raccolgono anche altri dati sensibili, come informazioni bancarie, indirizzi email, data di nascita, carta di credito, e così via.

Questi dati possono derivare da:

  • Database trapelati o venduti sul dark web (con password, numeri di telefono, carte, ecc.).
  • Phishing: messaggi o email fraudolente che invitano a inserire credenziali su siti falsi, spesso identici a quelli autentici. I “kit di phishing” permettono la creazione automatica di questi siti fasulli.
  • Altri tipi di attacchi informatici o furti di dati derivanti da fuga di informazioni, riutilizzo di password, spesso gli utenti, utilizzano sempre le stesse password.

In questi scenari, la 2FA — specialmente se implementata solo con SMS o codici OTP — può non essere sufficiente: l’attaccante può “usare” la vittima come tramite per ottenere l’OTP, aggirando così la protezione.

Pannello LED verde acqua

Alcune buone pratiche per aumentare realmente la sicurezza

Per rendere l’autenticazione a due fattori più efficace (o compensare le sue debolezze), può essere utile adottare questi accorgimenti:

  • Utilizzare password forti e uniche per ogni servizio, idealmente generate casualmente. In questo modo, anche in caso di compromissione di un servizio, le altre credenziali restano al sicuro.
  • Evitare, quando possibile, l’uso di OTP via SMS o email: preferire soluzioni più robuste — ad esempio app di autenticazione, chiavi hardware, oppure metodi “a più fattori” (autenticazione multifattoriale: qualcosa che sai, qualcosa che hai, qualcosa che sei). Questo riduce la superficie di attacco. Alcune analisi recenti mostrano che sistemi 2FA “semplificati” o mal progettati possono essere vulnerabili.
  • Prestare attenzione alle comunicazioni: se ricevi un OTP senza aver chiesto l’accesso, o una chiamata improvvisa che chiede di confermare un codice — è un motivo per sospettare un attacco di phishing o social engineering.
  • In generale, considerare la 2FA come un livello di protezione aggiuntivo, non una garanzia totale: dovrebbe essere parte di un approccio più ampio alla sicurezza digitale (igiene delle credenziali, consapevolezza, monitoraggio delle fughe di dati, aggiornamenti regolari, etc.).

Conclusione

L’autenticazione a due fattori rimane un tassello importante della sicurezza digitale, ma non una barriera impenetrabile. Gli attacchi che sfruttano l’ingegneria sociale, come i bot OTP, dimostrano che il punto più vulnerabile non è sempre la tecnologia, ma spesso l’utente. Per questo è fondamentale non affidarsi ciecamente a un solo livello di protezione: password robuste, metodi di autenticazione più avanzati, attenzione alle comunicazioni sospette e consapevolezza delle tecniche di truffa sono elementi indispensabili per difendersi davvero.

La sicurezza non è mai assoluta, ma conoscere le minacce e adottare buone pratiche può fare la differenza tra un tentativo di attacco fallito e un accesso compromesso. In un mondo in cui gli hacker diventano sempre più creativi, l’arma migliore rimane la consapevolezza.

Lascia un commento